prima di riprendere la VITA DA SBIRRO
Rieccovi finalmente.
Siete tornati, lettori delle baggianate di Javert, come Zombie che spuntano dalle fosse, come la peperonata che si ripropone durante la notte, come ahimé i pacchetti sicurezza, che più li guardo più mi ricordano tanto le uova pasquali. Tante aspettative dalla pubblicità, dall'attesa e dalla carta colorata e poi piccole deludenti sorprese. E come se non bastasse, mal di pancia per la cioccolata mangiata in fretta e dalla rabbia.
Abbiamo trovato l'oltraggio, nell'uovo; capirete se non gioisco ma sono del parere che ci era semplicemente dovuto. C'era prima, c'è adesso. In mezzo una pausa da scordare e tanti vaffa*** messi via senza tante storie.
Essere clandestini sarà reato, uno di quelli da condizionale, da pena sospesa, da dubbio di costituzionalità, da non menzione, da indulto e da amnistia. Sarà tra i meno puniti. Scommettiamo?
Aumenteranno i militari e così i poliziotti costretti ad accompagnarli in questa pagliacciata senza ritegno, ma soprattutto....
Ci saranno le ronde!
Ci penseranno loro, armati di spray al peperoncino ( ma com'è che i poliziotti non possono portarlo???) a pattugliare le nostre città, che chiameranno la Polizia al primo segnale di criminalità.
Peccato che i poliziotti però, quei pochi rimasti, non arriveranno, impegnati negli uffici per decreto, ad accertare ciclicamente il possesso dei requisiti di migliaia di rondaioli (rondisti?) che si alterneranno in questo nuovo pericoloso gioco. Non crederete davvero che saranno sempre gli stessi a gironzolare per le strade le notti d'inverno....
Comunque ben tornati, mi mancavate.
Alla prossima.
Non si sente parlare più degli stewart negli stadi.
Eppure quando li chiedevamo, per liberare centinaia di agenti di Polizia al servizio delle Società sportive miliardarie, per poterli impiegare in altri fronti e per una partecipazione delle stesse società, al mantenimento dell'ordine all'interno delle strutture sportive, sembrava volessimo sbolognare ad altri il nostro lavoro.
Anatema!!! La polizia non vuole lavorare!!!
Adesso, in un settore molto più complesso, vario, imprevedibile e difficile quale il tessuto cittadino, ecco arrivare gli stewart nelle piazze, nei parchi, nelle metropolitane.
Arriveremo al paradosso dei poliziotti pagati dai cittadini, in serivizio negli stadi al servizio delle ricchissime societò sportive e degli stessi cittadini a svolgere il lavoro dei Poliziotti.
Ma vi sembra sensato tutto questo?
Microscopici f
rammenti di cenere di sigaretta ad imperlare il manto nero della Pantera.
Sopra, col finestrino abbassato, Don Michè, il signore della Volante.
Ci ha messi tutti in fila Michele, ci ha fatto guidare la Volante fin da piccolini (lui no, lui non l’ha guidata mai, un signore anche in questo), ci ha canzonato, cazziato e spronato con quella voce roca di mille sigarette. Guidavamo attenti, un occhio alla strada e uno alla sua espressione imperturbabile, alla ricerca di un suo cenno di compiacimento. Ci ha fatto respirare l’odore della sua eterma MS stretta tra le labbra e ci ha fatti diventare un po’ più grandi, un po’ più sbirri, un po’ più uomini.
Frequentavamo incerti le “superiori” a Trento, quando alla Polizia si gridava “via via”, più per spirito di emulazione che per convizione e lui c’era.
Austero e impeccabile, elegante, ai margini dei cortei o alla fermata della corriera, a fianco della Volante che una recente mutazione aveva trasformato da verde a bianco-azzurro.
Ci osservava tranquillo don Michè, con le nostre borse a tracolla, perchè così si usava, mentre noi ignari affollavamo il parco Santa Chiara o i biliardi del Vicenza. Ci passava in rassegna ad uno ad uno, con lo sguardo profondo dell’uomo del Sud, finché qualcuno sentiva qualcosa muoversi sotto quello sguardo, vedeva qualcosa di più in quella divisa.
Sembrava dicesse “sarai tu, ti aspetto alla prova” e per tanti di noi quella prova c’è stata davvero, qualche anno dopo, su quella stessa Volante bianco azzurra.
Oggi Michele sta indossando per l’ultima volta la divisa, forse avrà anche smesso di fumare, ma nei nostri pensieri, quei frammenti di cenere sul manto della Pantera, continueranno a ricordarci don Michè, il signore della Volante.
Io, nel mio piccolo, al blog “caccia allo sbirro” ho contribuito. Insomma, se non ci si da una mano tra blogger, dove andremo a finire!
Ho mandato la mia fotografia, del resto c'era già su facebook, il mio nome, Sergio Paoli e una serie di elementi, tutti tratti dal mio blog, Pensieridijavert.splinder.com, dove tra l'altro, ci sono le prove della mia colpevolezza: schiavismo al regime, servilismo imperialista, uso dei verbi e dei congiuntivi contro chi devasta le città, contro chi impedisce i pensieri altrui, contro chi avvelena, contro chi sparge e fomenta l'odio. Parole non anonime lette da diecimila visitatori....
Per aiutare la ricerca ho segnalato qualche post, questi in particolare:
o anche qui
magari qui
Sono uno sbirro è vero, e la Polizia Politica o DIGOS è stato in passato un mio mestiere, ma ciò nonostante, e proprio per questo, quello che vedrete su “caccia allo sbirro” , la mia faccia la mia penna, i miei pensieri, saranno quelli di un uomo che non si lascia manovrare o intimorire, di una persona onesta come ce ne sono tante, molte di più di quante immaginate cari colleghi blogger di caccia allo sbirro. Se la magistratura non può, o non vuole oscurare il vostro blog, lo riempiremo volontariamente noi, cittadini non anonimi e lo faremo sparire solo con la nostra presenza.
Credo che le ronde cittadine se mai vedranno la luce, dureranno al più qualche settimana, quando ci si accorgerà che pattugliare una città non è come in un film e soprattutto non può durare lo spazio di una proiezione.
Che non è sempre azione, entusiasmo e successo.
Che non son quasi mai “ronde del piacere”.
Che c'è anche la routine, la noia, il freddo, la pioggia, la neve, il caldo, lo schifo, la nausea, le malattie, le sconfitte, i casi drammatici, quelli umani, la legge da rispettare, il tempo che passa, il variare dei contesti, chi rema contro, chi ti offende, chi vuole sbarazzarsi di te...
Allora ci chiederanno di riprendere il nostro posto, e avremo perso un sacco di tempo inutilmente.
Ho visto gli occhi di donne ferite, nel mio lavoro tra la gente;
arrivando trafelato con la mia divisa blu ho visto gli occhi di donne umiliate, offese, mortificate.
Occhi di donne cattive a volte, quando le mie manette ne stringevano i polsi.
Ho impresso nella mia mente gli occhi di donna sbarrati dal terrore, bagnati dal pianto o luccicanti per l’odio.
Ma mai, in questi lunghi anni, ho visto gli occhi di una donna arresa.
Ho una cartella dedicata su mio PC per seguire la vicenda del Maresciallo dell'Aeronautica Luca Marco Comellini.
Qualche giono fa ho stampato una delle sue lettere, con il proposito di rileggerla con calma. L'ho riposta su quella montagna di scartoffie sotto la quale credo giaccia la mia scrivania di casa.
Oggi, a corto di idee per l'angolo, l'ho cercata. Era finita tra le pagine della mia modesta raccolta di opinioni, di riflessioni di poliziotto, pomposamente intitolata “Angolissimo” e stampata dal COISP in occasione dell'ultimo Congresso.
Voi non ci crederete, ma tutti quegli angoli, e sono sessanta per centoquaranta pagine, erano spariti, sbiaditi, cancellati dall'enorme peso di quell'unica lettera, scritta da chi ha pagato a caro prezzo il diritto di esprimere i propri convincimenti, le proprie idee.
Ed è questo l'angolo di questa settimana, uno spazio di sessanta opinioni in cambio di una sola di Luca Marco, che non ha trovato spazio.
Accomodati.
Sarà che quello vero è nato a Trento, dove son nato io;
Sarà che ha dedicato la sua vita per riportare la mia terra entro i confini italiani;
Sarà che quando leggo queste parole “...finché tra l'incerto tentativo di salvarsi voltando il tergo al nemico ed il sicuro martirio, scelse il martirio. Affrontò il capestro austriaco con dignità e fierezza, gridando prima di esalare l'ultimo respiro: "Viva l'Italia!" e infondendo così con quel grido e col proprio, sacrificio, sante e nuove energie nei combattenti d'Italia...” mi prende un misto di commozione e di orgoglio.
Forse per questo al nome di Cesare Battisti collego l'uomo che è stato catturato da eroe ed è stato trattato come un criminale, che morì gridando in faccia ai carnefici: “Viva Trento italiana! Viva l'Italia!..
Purtroppo oggi ne abbamo uno che è stato catturato da criminale e viene trattato come un eroe, al quale collego solo un profondo disprezzo.
Premetto che non ne sono un appassionato, lo trovo anzi piuttosto noioso e superficiale. Giudizio forse vendicativo, visto che la lista striminzita di soli 4 amici che mi ritrovo nel famoso social-network starebbe a dimostrare che forse il noioso sono io.
Siamo comunque nel campo del pensiero, delle idee, giuste o sbagliate che siano, ridicole o seriose, indicibili o accattivanti. Per ogni esempio vergognoso ce ne sono cento di ammirevoli, a volte solo simpatici, spesso provocatori, molti solo un divertimento di chi li crea.
Possiamo aderire al gruppo che vuole eliminare Gigi d'Alessio o di chi propone la pena capitale per chi mette la virgola tra soggetto e verbo, chi userebbe una mazza da golf contro paranoici personaggi dei fumetti, chi cerca adepti per lampeggiare in occasione dei posti di controllo della Polizia.
Indignarsi di quello che accade su Facebook e chiedere oscurazioni e censure è semplicemente ridicolo oltre che assolutamente inutile e dannoso.
Scoprire gruppi che inneggiano alla mafia o ai terroristi può disorientare, far incazzare, intristire, ma guai se ci spinge a organizzare crociate o spedizioni. Quelle lasciamole a chi si riempie la bocca di diritti e libertà e poi impedisce le espressioni di chi, per un personalissimo metro di valutazione, diritti e libertà ne merita, ma però un po' meno.
Partiti da tutte, dico TUTTE le questure italiane, due poliziotti con relativo furgone, direzione Roma. Arrivo nella capitale alla spicciolata, per i più lontani cena e pernottamento in albergo. In mattinata tutti concentrati al luogo prefissato. Sul posto il Reparto Mobile in forze che collabora per districare l'inevitabile confusione.
Centinata di uomini in trasferta, alberghi e pasti...
Tutto questo per una importante operazione di Polizia?
Spiacente deludervi, semplice distribuzione dei calendari 2009 e biglietti di auguri da riportare il giorno stesso alle rispettive Questure.
Fuori dubbio che l'iniziativa è degna del massimo rispetto, quanto meno per lo scopo benefico che si prefigge, ma assodato ciò, una semplice spedizione via corriere e la consegna del denaro risparmiato all'Unicef non ci avrebbe fatto arrossire un po' meno?
Fonte Ansa: I sindacati di Polizia (- il cosa) "Per la Specificità servono non meno di 500 ml. di euro, ma prendiamo atto che il Governo concede ai poliziotti, quale riconoscimento per il loro lavoro, solo 3 euro lordi mensili!
Al netto 13 centesimi al giorno.
Si possono fare molte cose con 13 centesimi...
In 1967, a bullet cost thirteen cents...
(Nel 1967, un proiettile costava 13 centesimi...)
Io quasi quasi mi leggo sto libro poi credo che quei tredici centesimi li accetterò e ne farò buon uso...
dicevo al figlio di un temporale, mentre venivo impiegato per l'ennesima domenica in piazza, tra bandiere, slogan e tamburi.
Facce da grandi, orgogliose.
Tricolori, canzoni, occhi umidi, e tanta gente, diecimila, forse più, e stavolta i numeri della Questura e degli organizzatori coincidono.
Alpini, riuniti a Trento per un raduno e per qualche frecciatina polemica e la città è tutta loro, bloccata, ferma a guardarli sfilare.
Noi in assetto come sempre, come in tutte le manifestazioni, rosse, nere, verdi, blu...
Un ragazzo chiede ad un vecchio alpino:
"Che ci fa la Polizia con gli sfollagente ai margini della sfilata?"
Il vecchio non abbassa nemmeno lo sguardo verso il suo interlocutore, fissa un tricolore che sventola e risponde sereno:
"Permettono a noi di poterla fare."
E credo che questa sia una grande lezione di democrazia per certi recenti contestatori.
Poliziotto.
Se non mi ammalo che mi abbattono lo stipendio, se non fa troppo freddo che i miei pantaloni tengono pochino, se non piove, che la mia giacca a vento “fa acqua” se non devo correre che le mie scarpe col tacco non me lo consentono, escluse queste e un'altra decina di di possibilità che come lavoratore mi imbarazzano un po', è un lavoro che mi piace e che faccio con orgoglio.
Studente.
Questa è grossa. Lo confesso, mi sono intestardito e son tornato a frequentare le scuole pubbliche. Aule, professori e studenti, anche quelli “veri”, quelli della mattina per capirci, perché io a scuola ci vado di sera ovviamente.
Al bar della scuola, nel piazzale, parlo da studente e ascolto da poliziotto. Alla mattina con i colleghi, sul pulmino che ci porterà in piazza alla manifestazione, parlo da poliziotto e ascolto da studente.
Ho provato a mischiare i ruoli, a parlare da poliziotto con gli studenti e da studente con i poliziotti e non è cambiato il risultato né il contenuto delle discussioni.
Allora che c'entrano gli slogan contro i poliziotti alle manifestazioni contro i tagli alla scuola?
Alla nostra manifestazione contro i tagli alla sicurezza abbiamo gridato slogan contro gli studenti?

Ma soprattutto zitti i criminali, i carnefici, gli assassini, i terroristi.
Lasciamo parlare chi non ne ha avuto la possibilità, diamo voce a chi non lo può più fare, diamo spazio a chi non se la sentiva proprio.
E' il momento delle vittime, nel corpo e nella mente.
Lasciamo che queste voci vadano a coprire quelle di chi, troppo spesso, è stato alla ribalta; dei criminali divenuti eroi, dei malvagi poi santificati, dei carnefici ravveduti, degli assassini pentiti....
E' il momento delle vittime vittime. Morte e ferite nel corpo e nella mente.
Rimaste tali, con dignità.
Non meritava nemmeno una risposta, l'ennesima dichiarazione di CGIL CISL UIL, intestardita a convincere se stessa e i suoi iscritti che un impiegato civile dello stato fa lo sesso lavoro di un poliziotto.
Stupisce, semmai, l'iscrizione di poliziotti a sindacati che non ne riconoscono le specificità. Ma questa è un'altra storia.
Non meritava nemmeno il tempo per spiegare che ad ogni modo non è togliendo dei diritti legittimi ad una categoria che si crea l'equità sociale.
Non era il caso.
E' stata la crudezza della realtà ancora una volta a parlare.
E' stata la risposta proveniente da Caserta e da Genova.
Risposte che non vorremmo mai sentire.