prima di riprendere la VITA DA SBIRRO
Ci sono argomenti che fatico ad affrontare, o meglio che mi son sempre premurato di evitare.
Ma stavolta ci metto il becco anch’io e premetto che l’argomernto stavolta sarà assai serioso.
Il periodo è propizio e sembra creato appositamente; lo sciopero dei giornalisti ci sta regalando momenti di pace e tranquillità, concedendoci la possibilità, finalmente, di rivedere vecchi film di Ollio e Stanlio, di finire quel libro che da settimane staziona sul comodino o di cimentarsi in ardite costruzioni in gara col figlio che ultimamente ti vede sempre più di sfuggita.
Eppoi è Natale, periodo sacralmente dedicato alla famiglia.
Eccolo, l’argomento ostico.
Mi son sempre chiesto perché si voglia a tutti i costi uniformare, parificare le famiglie cosiddette di fatto a quelle tradizionali, civili o religiose che siano.
Il punto di vista della chiesa, a mio parere di ateo traballante non fa una grinza. Secondo i dogmi della religione Cattolica la famiglia è quella unita dal sacro vincolo del matrimonio. Punto. Il resto è peccato e fiamme d’inferno e lacrime e via dicendo.
Ma quello che stupisce è l’incaponimento della società civile che vuole a tutti i costi cartabollare, codificare e incasellare queste unioni.
Se queste persone avessero voluto tanto, cosa avrebbe impedito loro di sposarsi? L’avrebbero fatto, chiesa o comune che sia, rientrando così nella categoria di coppie regolari.
Avrebbe senso rilasciare forzatamente la patente di guida a chi di fatto sa guidare, ma non lo vuole fare?
Se avessero voluto avrebbero sostenuto l’esame, rientrando nella categoria di guidatori regolari.
Sarebbe logico regolarizzare la posizione di migliaia di immigrati che di regolarizzarsi non ne hanno alcuna voglia ne interesse?
Se avessero voluto avrebbero seguito la legge fin dall’inizio, rientrando nella categoria dei cittadini stranieri regolari, con tanto di generalità, residenza …
Ma qui il ragionamento perde colpi, comincia a fare acqua, mentre da queste parti si aspetta solo la neve.
Ma non ci disperiamo, in fondo anche l’acqua, puo’ essere considerata, in fondo neve di fatto, basta una leggina ad hoc.
Aspettiamo, Babbo Natale è nei paraggi.
Buon Natale.
Javert
Ricordate le enfatizzate giustificazioni al fenomeno degli “espropri proletari”, grossolana locuzione che indicava veri e propri raid ladroneschi nei negozi e supermercati?
Non sempre i prodotti “espropriati” che dovevano servire a sfamare il “popolo” erano compatibili con tale nobile proposito, ma si sa, l’occasione a volte fa brutti scherzi.
Insomma, va bene la “mortadella”, ma potendo scegliere…
I tempi cambiano, ma pare che l’abitudine di giustificare tutto, comunque, non muoia mai.
L’accostamento è piuttosto ardito, lo ammetto, ma mi è sorto leggendo le parole di una “mediatrice culturale”, dipendente o comunque collaboratrice di una Pubblica Amministrazione, in risposta ad un furto, poi trasformatosi in rapina, ad opera di quattro donne musulmane.
La refurtiva consisteva in tanga, calze a rete, una guepiere, (fonte
Neanche a dirlo che sotto varie forme è giunta la assoluzione psicologica e morale del gesto, non fosse altro perché “Anche ai maschi musulmani praticanti piace avere in casa una donna moderna, più attraente”. Insomma, se mi è permesso, una integrazione culturale a suon di mutandine, se poi si infrange la legge, pazienza.
Speriamo che questi accessori che tanto impreziosiscono e abbelliscono la nostra breve permanenza terrena, e fonte di scontro culturale, non subiscano la stessa fine che han fatto i crocefissi, i presepi, le bistecche di maiale e i canti natalizi nelle nostre scuole maestre di integrazione.
Mi sorge a questo punto spontaneo un accorato appello:
Donne, non mollate i tanga.
Ho un concetto della politica e delle lotte sociali piuttosto semplice, lo ammetto ma che voglio sottoporre alla vostra attenzione.
Ammettiamo che io sia una persona socialmente impegnata, con a cuore una problematica che l’attuale classe politica al potere non tiene in dovuta considerazione o che affronta in maniera che io ritengo sbagliata.
Noterete che il mio approccio alla situazione è piuttosto moderato, il mio immaginario personaggio socialmente impegnato tiene a precisare il suo punto di vista, e non dà per scontato che la sua sia una verità in senso assoluto. Spesso non è così, ma immaginiamolo.
Nei limiti che
Adesso mi si aprono due prospettive.
1. La classe politica al potere tiene conto della mutata situazione, si ravvede tenendo conto delle mie ragioni che adesso sono diventate le ragioni di un consistente gruppo di cittadini, e risolve il problema.
2. Grazie alle norme della democrazia, vengo eletto e quindi mi impegno personalmente e, forte della mia nuova condizione, risolvo il problema.
Comunque vada, il problema che mi stava tanto a cuore non sarà più un problema. Fine delle proteste.
Troppo semplice?
Sembra di sì, e lo conferma l’ultima boutade di Heidi Giuliani e Francesco Peter Caruso, per protesta ospiti volontari nel CPT di Crotone.
Due rappresentanti del popolo, appartenenti alla maggioranza parlamentare che nonostante si trovino nelle condizioni che ho prima citato al punto due e quindi depositari della volontà popolare, non perdono l’inclinazione alla protesta ad ogni costo.
Solo che questa volta stanno protestando contro loro stessi, contro la loro incapacità a mettere in pratica le loro stesse proposte.
Ma si sa, in certi ambienti l’importante è protestare.
Se poi la protesta porta alla soluzione del problema, pazienza, anzi, peccato.