prima di riprendere la VITA DA SBIRRO
Microscopici f
rammenti di cenere di sigaretta ad imperlare il manto nero della Pantera.
Sopra, col finestrino abbassato, Don Michè, il signore della Volante.
Ci ha messi tutti in fila Michele, ci ha fatto guidare la Volante fin da piccolini (lui no, lui non l’ha guidata mai, un signore anche in questo), ci ha canzonato, cazziato e spronato con quella voce roca di mille sigarette. Guidavamo attenti, un occhio alla strada e uno alla sua espressione imperturbabile, alla ricerca di un suo cenno di compiacimento. Ci ha fatto respirare l’odore della sua eterma MS stretta tra le labbra e ci ha fatti diventare un po’ più grandi, un po’ più sbirri, un po’ più uomini.
Frequentavamo incerti le “superiori” a Trento, quando alla Polizia si gridava “via via”, più per spirito di emulazione che per convizione e lui c’era.
Austero e impeccabile, elegante, ai margini dei cortei o alla fermata della corriera, a fianco della Volante che una recente mutazione aveva trasformato da verde a bianco-azzurro.
Ci osservava tranquillo don Michè, con le nostre borse a tracolla, perchè così si usava, mentre noi ignari affollavamo il parco Santa Chiara o i biliardi del Vicenza. Ci passava in rassegna ad uno ad uno, con lo sguardo profondo dell’uomo del Sud, finché qualcuno sentiva qualcosa muoversi sotto quello sguardo, vedeva qualcosa di più in quella divisa.
Sembrava dicesse “sarai tu, ti aspetto alla prova” e per tanti di noi quella prova c’è stata davvero, qualche anno dopo, su quella stessa Volante bianco azzurra.
Oggi Michele sta indossando per l’ultima volta la divisa, forse avrà anche smesso di fumare, ma nei nostri pensieri, quei frammenti di cenere sul manto della Pantera, continueranno a ricordarci don Michè, il signore della Volante.
Io, nel mio piccolo, al blog “caccia allo sbirro” ho contribuito. Insomma, se non ci si da una mano tra blogger, dove andremo a finire!
Ho mandato la mia fotografia, del resto c'era già su facebook, il mio nome, Sergio Paoli e una serie di elementi, tutti tratti dal mio blog, Pensieridijavert.splinder.com, dove tra l'altro, ci sono le prove della mia colpevolezza: schiavismo al regime, servilismo imperialista, uso dei verbi e dei congiuntivi contro chi devasta le città, contro chi impedisce i pensieri altrui, contro chi avvelena, contro chi sparge e fomenta l'odio. Parole non anonime lette da diecimila visitatori....
Per aiutare la ricerca ho segnalato qualche post, questi in particolare:
o anche qui
magari qui
Sono uno sbirro è vero, e la Polizia Politica o DIGOS è stato in passato un mio mestiere, ma ciò nonostante, e proprio per questo, quello che vedrete su “caccia allo sbirro” , la mia faccia la mia penna, i miei pensieri, saranno quelli di un uomo che non si lascia manovrare o intimorire, di una persona onesta come ce ne sono tante, molte di più di quante immaginate cari colleghi blogger di caccia allo sbirro. Se la magistratura non può, o non vuole oscurare il vostro blog, lo riempiremo volontariamente noi, cittadini non anonimi e lo faremo sparire solo con la nostra presenza.
Credo che le ronde cittadine se mai vedranno la luce, dureranno al più qualche settimana, quando ci si accorgerà che pattugliare una città non è come in un film e soprattutto non può durare lo spazio di una proiezione.
Che non è sempre azione, entusiasmo e successo.
Che non son quasi mai “ronde del piacere”.
Che c'è anche la routine, la noia, il freddo, la pioggia, la neve, il caldo, lo schifo, la nausea, le malattie, le sconfitte, i casi drammatici, quelli umani, la legge da rispettare, il tempo che passa, il variare dei contesti, chi rema contro, chi ti offende, chi vuole sbarazzarsi di te...
Allora ci chiederanno di riprendere il nostro posto, e avremo perso un sacco di tempo inutilmente.
Ho visto gli occhi di donne ferite, nel mio lavoro tra la gente;
arrivando trafelato con la mia divisa blu ho visto gli occhi di donne umiliate, offese, mortificate.
Occhi di donne cattive a volte, quando le mie manette ne stringevano i polsi.
Ho impresso nella mia mente gli occhi di donna sbarrati dal terrore, bagnati dal pianto o luccicanti per l’odio.
Ma mai, in questi lunghi anni, ho visto gli occhi di una donna arresa.