prima di riprendere la VITA DA SBIRRO
SECONDA PARTE
Guardo in basso e tutto il mondo è blu. Blu come le "nuove" camice, enormi, almeno tre taglie sopra il dichiarato, lunge, larghe flosce, coprono tutto, comprese le mie nuovissime scarpe. Il bel cotone delle precedenti forniture è sparito, sostituito da un sospetto materiale sintetico. Sulla spallina è apparso un porta scudetto in velcro senza scudetto. La maggioranza dei poliziotti non si fregia di scudetti, quindi rimarrà vuoto e brutto, ricettacolo di polvere, di lanugine, inutile come un portafoto senza foto, come un cavalletto senza bici, come una schiuma senza birra...
Infilo rassegnato la mia penna nel taschino ma questo non si chiude più, costruito in materiale rigido si erge sul mio petto come un trampolino, mi impedisce la vista e non vuol saperne di abbassarsi, di custodire l'indispensabile accessorio.
Mi tolgo di dosso il mantello-camicia e le scarpe riappaiono, belle, lucide, nuove e mi riappacifico col mondo. Rimetto la mia vecchia camicia blu e mi incammino, orfano del rumore dei tacchi, che i novelli militarizzatori della Polizia di Stato vorrebbero farci nuovamente sbattere.
E questa è già una cosa.
Per le camicie aspettiamo fiduciosi.
Thriller in due parti di Javert.
Prima parte
Arriva per tutti il momento di ricredersi, di fare ammenda, di prendere atto dell'evidenza e di modificare i propri convincimenti.
Il mio è giunto due giorni fa, nel magazzino VECA della Questura di Trento. Per i non addetti ai lavori è un settore che si occupa di Vestiario, Equipaggiamento, Casermaggio e Armamento. Vecchio acronimo assolutamente non rispondente alla realtà ma mai abbandonato. Ma questo è nulla.
Seduto sullo sgabellino, apro la confezione delle nuove scarpe in dotazione con la consueta mestizia, rassegnato e conscio dei dolori che queste mi avrebbero procurato per le prime settimane, prima di sformarsi e decadere alla categoria delle"ciabatte", quando, stupore, invece delle solite "scarpe in vacchetta cromata con tacco per il personale maschile della Polizia di Stato" scopro un bel paio di calzature morbide, consistenti, piacevoli alla vista, senza il tacco tortura-caviglie, con la suola di gomma, con una etichetta vera, made in italy!
Le provo, non posso credere ai miei piedi, salto, ballo, sgambetto, corro, freno. Il collega in camice nero mi guarda sospettoso ma conferma che quelle che ho ai piedi sono le nuove calzature per i poliziotti italiani. Tremate borsaioli in scarpe ginniche, abbiamo accorciato il GAP che i tacchi e le suole in cartone vi concedevano.
Afferro il resto del mio vestiario e corro ad indossare la divisa, per l'occasione infilo la camicia nuova...
e le scarpe svaniscono...
(fine prima parte)
Non sarà forse mai possibile trovare la giusta condizione per parlare, per pensare serenamente davanti a scenari allestiti con dei cadaveri rimasti sull'asfalto.
Potranno vestire divise, questi corpi freddi, giacche eleganti, tute la lavoro, tuniche, tonache, jeans, magliette o vestitini da bambini.
Particolari senza senso quando la vita se ne va via, sorpresa ed offesa per questa partenza inaspettata, non voluta, imposta.
Rimane lo stupore, l'impotenza davanti all'irreparabile, la voglia di gridare e di trovare il responsabile, la soddisfazione di portarlo davanti ad un giudice, di veder compiuta Giustizia.
Sentimenti che ritrovo sempre, nel mio lavoro di poliziotto nei 10 100 1000 casi in cui il nome di chi cade non ha importanza.
Soddisfazioni che non sempre assaporo ma che mai mi hanno fatto sperare in una Giustizia alla moda, orientata alle sollecitazioni di massa, della politica o della religione.
Non è accaduto nemmeno stavolta, che come non mai si invocava una Giustizia che avesse il sapore della vendetta.
E' la Giustizia degli uomini, che da uomini cerchiamo di far funzionare nel migliore dei modi.
Poi, per chi crede c'è Dio.
Non so nemmeno quale NO cosa era sceso in piazza venerdì scorso.
Come da copione, in concomitanza del G8, fuori bandiere e striscioni e forza a gridare in ogni città contro i potenti della terra.
Legittimo, e per certi versi condivisibile.
Come da copione anche noi, chiusi gli uffici della Questura, o quasi, tutti fuori, a distanza. Fin troppo bello a pensarci, nessuno sembrava voler turbare la situazione profondamente democratica che si svolgeva sotto gli occhi annoiati dei passanti.
Sfidando la sorte e fiduciosi nella tranquillità della situazione, noi tre temerari, sorridendo alla possibilità di un rapido ritorno a casa, arrischiamo, a bordo della morigerata Fiat Stilo, una puntatina al bar del Ciano, per due fettine di quella che qui si chiama luganega. ( insaccato di carne di maiale)
Peccato che la strada ci porti a lambire una piazza teatro di un sit in e tanto basta.
Siamo bollati via megafono come provocatori con gli scudi. Guardo i miei compagni di merende ( e stavolta non è un modo di dire), per scovare qualche espressione provocatoria che non trovo; ricordo anche bene che gli scudi proprio non ce li abbiamo.
Decidiamo di reprimere i disordini sul nascere puntando decisi verso il bar.
Alla terza fetta dell'ambito salume, afferro al volo una notizia da un monitor alla parete: Le autorità iraniane presentano un reclamo ufficiale all'ambasciatore italiano in Iran per “La “brutalità” della nostra polizia nel reprimere i disordini per il G8 dell’Aquila.”
Reclamo dell'Iran...
Niente niente avranno già saputo della mia luganega di maiale?
Rieccovi finalmente.
Siete tornati, lettori delle baggianate di Javert, come Zombie che spuntano dalle fosse, come la peperonata che si ripropone durante la notte, come ahimé i pacchetti sicurezza, che più li guardo più mi ricordano tanto le uova pasquali. Tante aspettative dalla pubblicità, dall'attesa e dalla carta colorata e poi piccole deludenti sorprese. E come se non bastasse, mal di pancia per la cioccolata mangiata in fretta e dalla rabbia.
Abbiamo trovato l'oltraggio, nell'uovo; capirete se non gioisco ma sono del parere che ci era semplicemente dovuto. C'era prima, c'è adesso. In mezzo una pausa da scordare e tanti vaffa*** messi via senza tante storie.
Essere clandestini sarà reato, uno di quelli da condizionale, da pena sospesa, da dubbio di costituzionalità, da non menzione, da indulto e da amnistia. Sarà tra i meno puniti. Scommettiamo?
Aumenteranno i militari e così i poliziotti costretti ad accompagnarli in questa pagliacciata senza ritegno, ma soprattutto....
Ci saranno le ronde!
Ci penseranno loro, armati di spray al peperoncino ( ma com'è che i poliziotti non possono portarlo???) a pattugliare le nostre città, che chiameranno la Polizia al primo segnale di criminalità.
Peccato che i poliziotti però, quei pochi rimasti, non arriveranno, impegnati negli uffici per decreto, ad accertare ciclicamente il possesso dei requisiti di migliaia di rondaioli (rondisti?) che si alterneranno in questo nuovo pericoloso gioco. Non crederete davvero che saranno sempre gli stessi a gironzolare per le strade le notti d'inverno....
Comunque ben tornati, mi mancavate.
Alla prossima.